Reddito di cittadinanza e reddito di inclusione: differenze

Il primo è il cavallo di battaglia dei pentastellati, il secondo è una legge vigente. In entrambi i casi i destinatari sono persone che versano in gravi difficoltà dal punto di vista economico e sociale

Oggi, mercoledì 28 marzo, si è tenuta la conferenza stampa organizzata dall’Inps e dal Ministero del lavoro per presentare i primi dati relativi all’introduzione in Italia del Rei, il Reddito di inclusione. Ebbene, hanno usufruito di questa misura 110mila famiglie per un totale di 316mila componenti; altre 476.868 persone (119mila famiglie) sono state invece interessate dal Sia, il Sostegno di inclusione attiva per i nuclei in povertà assoluta che dal 1° gennaio 2018 ha lasciato il posto, appunto, al Rei. Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha lanciato un appello al Movimento Cinque Stelle e “a chi ha agitato in queste ultime settimane la bandiera del reddito minimo” perché si trovino “più risorse per il Rei“. Il M5S, com’è noto, ha un altro cavallo di battaglia: il Reddito di cittadinanza. Quali sono le differenze?

REDDITO DI CITTADINANZA
Il Reddito di cittadinanza, non ancora realtà, è destinato a chi non lavora o si trova in uno stato di indigenza, cioè percepisce un reddito o una pensione al di sotto della soglia di povertà. Per ottenere il sussidio occorre essere cittadini italiani e avere almeno 18 anni. Chi ha un’età compresa fra i 18 e i 25 anni, inoltre, deve risultare in possesso di una qualifica professionale, un diploma di liceo o superiore o frequentare un corso di formazione per ottenere i suddetti titoli. Per avere il Reddito di cittadinanza e mantenerlo bisogna iscriversi a un Centro per l’impiego, partecipare a progetti di utilità sociale organizzati dal Comune in cui si risiede per un massimo di 8 ore settimanali e partecipare a specifici percorsi formativi. E’ necessario inoltre accettare uno dei primi 3 lavori offerti dal Centro per l’impiego; chi rifiuta tutte e 3 le proposte perde l’aiuto. Ancora, i beneficiari devono dedicare alcune ore al giorno alla ricerca di un’occupazione.

Passando ai numeri, la proposta avanzata dai pentastellati e depositata nella legislatura passata prevede un sostegno economico variabile in base alla composizione del nucleo familiare e al reddito già percepito. Per un single, ad esempio, l’importo può arrivare a 780 euro; una coppia con due figli di età inferiore ai 14 anni può arrivare a percepire 1638 euro nel caso in cui il reddito familiari sia pari a zero, ovvero nessuno dei due abbia un lavoro. Ancora, se un single o una famiglia percepisce sì un reddito, ma inferiore alla soglia di povertà garantita dal reddito di cittadinanza, il sussidio dovrebbe coprire la differenza.

REDDITO DI INCLUSIONE
Il Reddito di inclusione, proposto dal Partito Democratico, è diventato legge sotto il Governo Gentiloni. Si tratta di una sorta di carta prepagata su cui l’Inps, per conto del Comune di residenza, eroga una determinata cifra. L’importo varia fra i 190 e i 539 euro a seconda se si tratti di un singolo o di una famiglia con figli, i destinatari sono comunque persone che versano in una situazione di grande difficoltà ed emarginazione. I requisiti per ottenere il Rei sono i seguenti: un Isee (Indicatore della situazione economica) non superiore a 6.000 euro all’anno, un valore del patrimonio immobiliare non superiore a 20.000 euro e un valore del patrimonio mobiliare (depositi, conti correnti) non superiore a 10mila euro (ridotto a 8 mila euro per la coppia e a 6 mila euro per la persona sola). Oltre a dare denaro, il Comune deve predisporre progetti di attivazione sociale e lavorativa anche tramite il potenziamento dei servizi e la formazione degli operatori locali.

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