Gesù fu vittima di abusi sessuali?

Secondo un accademico dell'Università di Sheffield, il figlio di Dio fu abusato durante la Crocifissione: ecco i particolari

Mancano pochi giorni alla Pasqua 2018 ed ecco che dall’America arriva una notizia che da una parte può davvero risultare sconvolgente, dall’altra poco credibile: anche Gesù Cristo sarebbe stato vittima di abusi sessuali. Per meglio comprendere tale tesi, occorre tirare in ballo il movimento #MeToo, nato qualche mese fa sulla scia dello scandalo Weinstein e presto diventato di portata mondiale. L’hashtag in questione è stato lanciato dall’attivista Tarana Burke, poi condiviso dall’attrice americana Alyssa Milano e quindi diventato di dominio pubblico: se ne servono donne di ogni età e origine, tutte vittime di violenza sessuali, per denunciare pubblicamente la loro esperienza dopo averla tenuta nascosta per anni. Un’iniziativa lodevole e importante, non c’è che dire. Ma forse la situazione sta sfuggendo di mano.

Sì perché adesso un accademico dell’Università di Sheffield afferma, appunto, che anche il figlio di Dio fu abusato; più precisamente, ciò avvenne quando lo spogliarono per crocifiggerlo. Anzi, l’abuso consiste proprio nel fatto che i soldati romani gli tolsero gli indumenti e se li divisero. Dunque. E’ vero che Gesù venne denudato: secondo Giovanni, 19, 23I soldati poi… presero le vesti di Gesù, ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo”. E ancora, Matteo, 27, 33: “Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte”. Marco, 15, 22: “Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso”.

Bisogna sottolineare però due questioni. Primo, a quesi tempi essere privato dei propri vestiti rappresentava il massimo dell’umiliazione possibile e così può essere spiegata la “smania” dei soldati romani; secondo, non si trova da nessuna parte, proprio nessuna, un cenno a contatti fisici fra Cristo e gli uomini che lo misero in croce. Escludendo, naturalmente, le angherie cui fu sottoposto.

A questo punto aggiungiamo che molte donne, soprattutto femministe ma non solo, si stanno infuriando dinanzi alla tesi sostenuta dall’accademico in questione. L’abuso sessuale è un’altra cosa. Ora, si comprende che il tentativo di coinvolgere anche la figura di Gesù Cristo nel movimento #MeToo possa rientrare nelle buone intenzioni (cioè rafforzare la protesta) ma la sensazione è che si stia davvero esagerando.

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