Antonio Ingroia, una delusione cocente

La Procura di Palermo gli ha notificato un provvedimento di sequestro per oltre 150mila euro, l’equivalente di quanto avrebbe intascato illegittimamente come ad di Sicilia e-Servizi

Abbiamo, anzi avremmo bisogno di eroi. I giovani, soprattutto, hanno (anzi avrebbero) bisogno di eroi. Non personaggi infilati in calzamaglie e dotati di superpoteri, no. Ma brave persone, brave davvero. Realmente animate dalla voglia di combattere per la giustizia, per gli ideali. Per un mondo migliore, come si dice, anche se ormai queste parole sembrano roba da poveri illusi. Abbiamo bisogno di eroi moderni, vicini a noi, che camminino lungo lo stesso marciapiede. Liberandolo da quella sporcizia che non è materiale, che non si può toccare eppure avvelena le nostre vita. La società. E quando ci sembra di trovarlo, un eroe, inevitabilmente lo idealizziamo. In fondo è un individuo come noi, mangia come noi, suda, dorme, fa la doccia, fa tutte le cose che facciamo noi. Ma sta un gradino sopra. E’ un eroe. Ecco: c’è stato un tempo in cui Antonio Ingroia pareva un eroe. Uno di quelli mandati da chissà dove per portare qualcosa di buono. Osteggiare il crimine, lottare contro la mafia, ereditare il testimone da altri eroi.

Già, perché il palermitano Ingroia, classe 1959, ha cominciato davvero bene. Prima ha collaborato come uditore giudiziario con Giovanni Falcone, poi come pm ha affiancato Paolo Borsellino a Marsala, ai tempi in cui quest’ultimo guidava la Procura. Diventato successivamente sostituto procuratore nel capoluogo siciliano, Ingroia ha continuato altrettanto bene. Si è occupato di numerosi processi relativi alla criminalità organizzata, fra cui quello del giornalista Mauro Rostagno, quello a carico del dirigente dei Servizi Segreti Bruno Contrada e dell’ex senatore Marcello Dell’Utri. Roba importante, roba scottante. Roba da eroi moderni. Poi è accaduto qualcosa. E’ iniziata la parola discendente, Ingroia è gradualmente cambiato: meno appassionato, meno convinto, meno credibile.

Nel luglio 2012 Ingroia è stato nominato dalle Nazioni Unite Capo del Dipartimento Investigazioni della CICIG, ente di investigazione sovranazionale contro la criminalità organizzata che opera in Guatemala. Pochi mesi dopo ha chiesto l’aspettativa dalla magistratura, ha lasciato il suddetto incarico e si è tuffato in politica. Uno pensa: vabbè, magari ritiene che con la politica si possano affrontare meglio le imprese eroiche; magari vuol vedere il male più da vicino per combatterlo meglio. Uno esclude che l’ambizione e l’avidità abbiano preso il sopravvento. Si è formato con Falcone, è stato l’allievo di Borsellino, che diamine.

Comunque sia, l’ormai ex si candida premier a capo della lista Rivoluzione Civile alle elezioni politiche del 2013. E’ un flop: la coalizione in questione non riesce neppure a entrare in Parlamento. La gente comincia a pensare che no, Ingroia non è un eroe. Ma comunque una brava persona, per carità. Tonino ci riprova e nel maggio del 2013 lancia il suo nuovo movimento Azione Civile. Nello stesso anno il governatore della Regione Siciliana Rosario Crocetta lo nomina presidente di Riscossione Sicilia, società che si occupa delle imposte in Sicilia; poco dopo, però, il Csm esprime parere negativo e Ingroia viene trasferito ad Aosta come sostituto procuratore (è l’unica circoscrizione dove non si è candidato). Lui la prende male, è avvelenato. Fa ricorso al Tar, si scaglia contro il Cs, annuncia le dimissioni dalla magistratura ma non le presenta. A giugno non si fa vedere nel ufficio di Aosta e così decade dalla magistratura. L’eroe. Continua, però, a sperare nella politica. E fa gesti teatrali: s’imbavaglia davanti alla sede della Commissione di Vigilanza Rai a Roma per protestare contro decisione “di privilegiare la presenza in tv dei leader di coalizione Bersani, Monti e Berlusconi“.

Nel luglio 2013 viene nominato, sempre da Crocetta (accipicchia, st’uomo, quanto crede in lui…), commissario di Sicilia e-Servizi, la società che gestisce l’informatica della Regione Sicilia, di cui diventa poi (nell’aprile 2014) amministratore unico. Nel marzo 2017 Antonio Ingroia viene interrogato a Palermo dai pm perché indagato per presunti rimborsi indebitamente percepiti in qualità di ad di Sicilia e-Servizi, appunto. Oggi, 16 marzo 2018, veniamo a sapere che la Procura di Palermo gli ha notificato un provvedimento di sequestro per oltre 150mila euro.

Gli utili della società non superavano i 33 mila euro, ma Ingroia soltanto nel 2013 si è autoassegnato un premio di 117mila euro come “indennità di risultato“; a questo denaro bisogna aggiungere i 50mila euro di stipendio. Secondo gli inquirenti, ha continuato a gonfiare i suoi incassi fino all’anno scorso, cioè fino a quando il nuovo governatore della Regione non l’ha estromesso dalla gestione di Sicilia e-Servizi. Si trattava bene, Ingroia. Ha chiesto un sacco di rimborsi da lui stesso autorizzati, pensate che bellezza.

Grazie alla Guardia di Finanza, il procuratore Francesco Lo Voi (acerrimo nemico di Ingroia), l’aggiunto Sergio Demontis e i sostituti Pierangelo Padova ed Enrico Bologna hanno ricostruito i lussi che il pm si è concesso: diversi soggiorni nel più prestigioso albergo sulla costa di Palermo, il Villa Igiea (sì, lui è palermitano ma ha la residenza a Roma, sapete com’è), ma anche all’Excelsior e al Palace Hotel; cene all’esclusivo ristorante di Natale Giunta, con trattamenti a 5 stelle. Che delusione, Ingroia. Cocente. Aveva tutte le carte in regole per essere un eroe, invece pare che a malapena riesca a essere un piccolissimo uomo.

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