Karabuche: le buche di Roma diventano canzoni

Nella Capitale il problema delle buche si è aggravato dopo la nevicata del 28 febbraio, al momento non ci sono soluzioni concrete. Ma i romani riescono, ancora una volta, a prenderla con filosofia

Gli italiani, e soprattutto i Millennials, hanno l’incredibile capacità di sdrammatizzare qualunque situazione, pure la più grave. Difficile stabilire se ciò sia un pregio oppure un difetto, ma tant’è: quando la faccenda si fa preoccupante, puntuali arrivano battute, vignette, disegnini. Ora. Questa caratteristica appare particolarmente evidente nel caso dei romani, che in tal senso possiedono davvero un talento innato. Loro si fanno una risata. Ciò non significa che restino passivi, intendiamoci. Diciamo che è un modo di reagire, forse anche un modo per esorcizzare i timori più grandi. Comunque sia, da qualche tempo la Capitale ha un altro grande, un enorme problema: le buche. Che dopo la nevicata del 28 febbraio sono divenute ancora più profonde. E l’asfalto ne ha “donate” altre, nuove di zecca. Le automobili sono costrette a complicati slalom, si rischia di continuo di fare incidenti o comunque di ritrovarsi alle prese con qualche danno.

Michel Emi Maritato, presidente di Assotutela, associazione di difesa del cittadino, ha annunciato che presenterà un esposto sulle “strade groviera” di Roma alla Procura della Repubblica. Al momento, tuttavia, non si prospettano soluzioni concrete. Le buche sono tante, tantissime. Portano grande disagio. E i romani che fanno? S’inventano il #karabuche.

Un gioco per scaricare lo stress, ma anche una (non facile) prova di creatività e memoria. In pratica, le più note canzoni italiane vengono modificate e adattate al “tema buche”. E stanno spuntando delle perle. Qualche esempio: “Perdere il cerchione/ Mentre si fa sera/ Mentre sull’Aurelia c’è una buca che non c’era/ Rischi di impazzire/ Fai l’indifferente/ E ti accorgi che la Raggi non è servita a niente” (Perdere l’amore, Massimo Ranieri); “Seconda buca a destra, questo è il cammino/E poi dritto fino al tombino/Il meccanico lo trovi da te/ E all’auto il danno c’è” (L’Isola che non c’è, Edoardo Bennato); “E salirò salirò/ fino a quando sarò/ finalmente sul piano stradale” (Salirò, Daniele Silvestri). Vi suggeriamo di fare un giretto dalle parti di Twitter.

Sono ammirato – ha scritto il giornalista Riccardo Cucchi – e piegato in due dal ridere. Chi ha inventato #karabuche è un genio. Ma ancora più geniali siete voi che scrivete. Scopro un popolo di autori, sceneggiatori e battutisti. Lo spirito di #Pasquino aleggia sornione. L’ironia vince sempre. Ed è rivoluzionaria“. Certo, non servirà a riempire le buche. Ma per qualche ora è stata salvifica.

Foto by Twitter

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