Rimborsopoli, Di Battista affila le armi

Alessandro Di Battista sarà ospite nella serata del 13 febbraio negli studi di Dimartedì in onda su La7. Da lui si attendono risposte sullo scandalo dei finti rimborsi

Brutta faccenda, questa di Rimborsopoli. Brutto pensare che alcuni deputati del Movimento Cinque Stelle non abbiano rispettato i patti e siano stati così meschini da dichiarare versamenti e bonifici mai effettuati. La vicenda è però talmente complessa che tirare somme adesso sarebbe un grave errore. Aspettiamo. Aspettiamo le carte, i controlli, i documenti. Aspettiamo pure Alessandro Di Battista, che nella serata di oggi – 13 febbraio – sarà ospite negli studi di Dimartedì, programma targato La7.

E proprio a proposito di Rimborsopoli, poco fa Di Battista ha pubblicato un messaggio sul blog delle stelle: “Che Paese il nostro. Chi non si è mai tagliato un euro di stipendio attacca chi ha restituito più di 23 milioni di euro accusandolo di aver restituito troppo poco. Ci avete pensato? Ci avete pensato che queste sanguisughe si sono intascati oltre 2 miliardi di euro di rimborsi elettorali negli ultimi anni? Ci avete pensato che mentre io giro l’Italia in camper da non candidato chi doveva abbandonare la politica in caso di sconfitta al referendum sta provando a piazzare i suoi candidati impresentabili? Pensateci e venite con noi. Io non mollo di un centimetro“. Lui ha come sempre una dialettica invidiabile e una serie di argomenti sul tavolo. Staremo a vedere.

Intanto, però, il caso dei falsi rimborsi da parte dei parlamentari del Movimento Cinque Stelle, sollevato qualche giorno fa da Le Iene, si sta allargando. Il candidato premier Luigi Di Maio (qua 10 cose che ancora non sai su di lui) stamattina si è recato in banca, agli sportelli del banco di Napoli a Montecitorio, proprio con Le Iene. E’ decisamente a posto: in questi 5 anni di legislatura ha restituito oltre 161mila euro. Ma quanti hanno invece fatto quel “giochino”, ovvero annullato il bonifico qualche ora dopo averlo emesso? All’agenzia Adnkronos risulta che sul fondo del ministero dell’Economia ci siano 23 milioni di euro, cioè mezzo milione in meno di quanto dichiarato dai Cinque Stelle.

Di Maio annuncia severissimi provvedimenti: “Alcuni portavoce hanno violato le nostre regole e non hanno donato tutto quello che avrebbero dovuto. Un tradimento dei nostri principi e della fiducia dei nostri iscritti. Per questo saranno cacciati dal Movimento e si sono impegnati a rinunciare all’elezione“. Bene, anzi male. Vogliamo i nomi, le cifre, i numeri. Le carte.

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