Giulio Regeni e quel 30esimo compleanno che non sarà festeggiato

Il giovane ricercatore universitario italiano torturato e ucciso in Egitto avrebbe compiuto 30 anni oggi, 15 gennaio 2018

Oggi, 15 gennaio 2018, Giulio Regeni avrebbe compiuto 30 anni. Un traguardo importante, una cifra tonda, due numeri che si baciano salutando un futuro ancora tutto da costruire. Invece no. Per Giulio non ci saranno candeline da spegnere, regali da scartare, messaggini a cui rispondere. Non ci sarà la classica battuta accompagnata da una pacca sulla spalla: “sei vecchio!”, non ci sarà niente di niente. Anzi no, qualcosa c’è: il suo ricordo. Che in queste ore corre soprattutto lunghe le strade dei social, da Facebook a Twitter passando per Instagram. Parole intrecciate, commosse, ancora dense di rabbia e amarezza. Parole che non hanno una grande utilità, parliamoci chiaro, eppure necessitano di essere pronunciate. Almeno per far sapere che no, non se l’è ancora dimenticato nessuno, Giulio.

Secondo non compleanno, erano 30! 15.01.2018“, ha scritto sua madre Paola Deffendi con la compostezza alla quale ci ha abituati. Madre composta e discreta ma immensamente orgogliosa di quel figlio con gli occhi a mandorla, il sorriso vivace e una testa molto ben funzionante. Stava preparando la sua tesi di dottorato per l’Università di Cambridge, mica cose da tutti. Eppoi però è arrivato il momento di andare al Cairo per fare delle ricerche. E siccome il destino, quando ci ci mette, sa raggiungere livelli di crudeltà inaudita, il suo 28esimo compleanno l’ha festeggiato proprio nella capitale egiziana senza nemmeno immaginare che dopo dieci giorni l’avrebbero preso e fatto sparire nel nulla.

Giulio Regeni è stato ritrovato il 3 febbraio su un cavalcavia dell’autostrada per Alessandria, il corpo devastato da lividi e ferite, le orecchie il naso ricoperti di tagli. I segni evidenti della tortura. “L’hanno usato come se fosse una lavagna. Ho riconosciuto Giulio dalla punta del naso. Su quel viso ho visto tutto il male del mondo”, ha detto la madre. Le indagini, in teoria, non si sono mai fermate. Ma ancora non s’è saputo nulla di concreto. La giustizia e la verità sarebbero l’unico, vero palliativo.

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