Sacchetti frutta a pagamento: quando una protesta diventa ridicola

Dal primo gennaio i sacchetti biodegradabile sotto i 15 micron sono a pagamento: un obbligo che dà fastidio, certo, ma la reazioni di molti italiani è sproporzionata

Diciamolo subito: la decisione da parte del Governo italiano di far pagare (in media 2 centesimi ciascuno) tutti i sacchetti biodegradabili sotto i 15 micron, dal primo gennaio obbligatori nei supermercati e nei negozi di alimentari per il contenimento di frutta e verdura e per l’imballaggio primario nei reparti di gastronomia, macelleria, pescheria e panetteria, ma d’ora in poi doverosi anche nelle farmacie, è parecchio irritante. La polemica si è accesa subito, è rovente, e si basa sui seguenti motivi:

  • La norma in questione recepisce la direttiva UE 2015/720 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2015, ma Bruxelles chiede agli Stati di attuare misure per ridurre l’uso di sacchetti di plastica “di materiale leggero” e non ultraleggero; in altre parole, nessuno è stato obbligato ad applicare dei costi. E infatti l’Italia, al momento, è l’unico Paese dell’Europa a farlo per quanto riguarda appunto i sacchetti biodegradabili senza manici.
  • Al contrario dei sacchetti di plastica “normali”, ovvero quelli utilizzati per tutta la spesa, i sacchetti biodegradabili sotto i 15 micron non possono essere riutilizzati. Il Ministero della Salute non è contrario al fatto che i cittadini possano portarseli da casa, a patto che siano “monouso e idonei per gli alimenti“. Quindi non cambia niente.
  • Nonostante Matteo Renzi abbia smentito, continua a circolare sui social “l’ipotesi del complotto”; si sostiene, cioè, che il Pd abbia favorito la ditta Novamont, leader nel settore dei sacchetti bio e guidata da Catia Bastioli, considerata una renziana di ferro.
  • Pochi ritengono che il provvedimento possa realmente contribuire alla salvaguardia dell’ambiente.

Ok, fin qua ci siamo. La lunga premessa porta a concludere che sì, la faccenda non è molto gradevole. Ma lascia davvero di stucco la reazione di milioni di cittadini. Sembriamo quasi vicino a una vera e propria sommossa popolare, l’indignazione e l’insofferenza stanno raggiungendo livello mai visti, c’è gente che sta passando gran parte delle giornate a esprimere livore e protestare tramite Twitter e Facebook. E ci si chiede perché un simile e potente moto non sia mai stato causato dagli aumenti delle bollette (che sono arrivati anche quest’anno), della benzina, delle sigarette, dell’autostrada, della Partita Iva.

Ci si chiede come mai i 2300 miliardi di euro di debito pubblico non comportino bruciori di stomaco, perché il fatto che si rischia di andare in pensione a cent’anni non scateni alcune rivoluzione, perché il problema della monnezza e delle strade sfasciate sia ormai diventato quasi una cosa normale e i sacchetti a 2 euro vengano considerati inaccettabili, scandalosi, offensivi. E sono incredibili le “soluzioni” adottate da qualcuno:

(i guanti non si pagano)

(ma sì, pesiamoli uno per uno, questa è vera resistenza)

Secondo alcuni calcoli, l’impatto a livello economico dei sacchetti a pagamento sarà compreso fra i 15 e i 20 euro all’anno. Tre, quattro pacchetti di sigarette, insomma. Concludiamo con questa immagine che ci pare decisamente azzeccata:

Foto by Facebook-Twitter

2 COMMENTI

  1. Questi sono gli italiani necessari al cambiamento. Da qualche parte bisogna partire in qualsiasi argomento. L’importante non è su cosa, ma l’importante è iniziare.
    Che bello che questo scossone sia solo l’inizio di tante altre proteste.

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