Il figlio della Santarelli gravemente malato? “Usate parole appropriate”

Numerosi siti hanno definito "malato" il piccolo Giacomo, ma Elena Santarelli non ha mai usato questa parola. E c'è una norma deontologica da rispettare.

C’è un documento che tutti i giornalisti (o presunti tali) dovrebbero avere ben presente. Sempre. Un codice deontologico varato e approvato nel 1990 dall’Ordine dei giornalisti e dalla FNSI, di intesa con Telefono Azzurro e con Enti e Istituzioni della Città di Treviso, che trae ispirazione dai principi e dai valori della nostra Carta costituzionale e dalla Convenzione dell’ONU del 1989 sui diritti dei bambini e dalle Direttive europee. Si chiama “Carta di Treviso” e “costituisce norma vincolante di autoregolamentazione per i giornalisti italiani, nonché guida ideale e pratica per tutta la categoria dei comunicatori“. Ecco. Oggi è il 21 dicembre e sono in parecchi ad aver bellamente ignorato questa norma nelle ultime ore. L’hanno fatto nel riprendere un post pubblicato da Elena Santarelli su Instagram riguardante suo figlio Giacomo.

Elena, il lungo messaggio, l’ha scritto di getto e di cuore. E forse ha sbagliato, perché il cuore in certi casi diventa ambito pasto degli squali. “Il 30 novembre – scrive, fra l’altro, la showgirl e modella 36enne – è come se io e mio marito (Bernardo Corradi, ndr) avessimo ricevuto un pugno nello stomaco senza preavviso, un pugno così forte che ti toglie il respiro e ti gela il corpo all’istante“. Fa cenno a una maledetta sera in cui è arrivata la “diagnosi che un genitore non vorrebbe mai sentirsi pronunciare dai medici ma con cui abbiamo dovuto cominciare a fare l’abitudine, non voglio entrare nei particolari ma voglio solo dire grazie a tante persone“.

Elena elenca tutti coloro a cui va la sua gratitudine includendo anche “le mamme che ho conosciuto in quel reparto, ecco solo voi forse avete capito realmente come mi sentivo e come mi sento perché come me ci state passando“. Poi mette nero su bianco: “questa battaglia la faremo tutti assieme e sicuro la vinceremo!“. La Santarelli non scrive mai le parole “malattia”, “male”, “malato” e via dicendo. E paradossalmente, proprio queste parole vengono utilizzate nei titoli di tanti articoli apparsi su svariati siti, da quelli “amatoriali” a quelli appartenenti ai grandi gruppi editoriali.

C’è un punto della Carta di Treviso che impone diporre particolare attenzione e sensibilità nella diffusione delle immagini e delle vicende al fine di evitare che, in nome di un sentimento pietoso, si arrivi ad un sensazionalismo che finisce per divenire sfruttamento della persona“; sono in tanti, evidentemente, a non averne tenuto conto. Se volesse, Elena potrebbe prendere seri provvedimenti. E d’altra parte, come si fa a non pensare che Giacomo ha 8 anni? A quest’età tutti i bambini sanno già navigare sul web. E se si trovasse davanti uno di questi “pezzi” che parlano di lui, definendolo malato? Ma possibile che in nome dei click, delle visualizzazioni, delle pagine viste e via dicendo si perda completamente la coscienza?

Poco fa la Santarelli ha pubblicato un altro messaggio su Instagram: “A tutti i siti che riprendono il mio post aggiungendo frasi ‘il figlio della Santarelli gravemente ammalato’ voglio dire che non ho le parole per descrivervi. Io non sono entrata nel particolare del nostro problema. come altre migliaia di famiglie abbiamo un problema da risolvere e lo risolveremo, mio figlio è bello forte e solare come sempre e noi genitori siamo i primi a guardarlo come un bimbo normale, non lo guardiamo con gli occhi del ‘malato’, quindi se potete cercate di portare rispetto a 360 gradi ed utilizzate parole appropriate, grazie!“. Ma ormai è fatta. Quei titoli sono online e ci resteranno.

Foto by Instagram

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