Criptovalute: tu le useresti?

Bitcoin e le altre: cresce la febbre delle criptovalute anche in Italia. Ma sono reali opportunità di investimento o enormi bolle speculative?

E’ boom di criptovalute. Un numero crescente di persone le guarda con grande curiosità e i Millennials cominciano a familiarizzare con questi strumenti. La regina delle criptovalute è indubbiamente il Bitcoin, che lo scorso 7 dicembre ha sfiorato i 17.000 euro; ma ce ne sono altre in piena ascesa: Ethereum è salito da 450 dollari ai 680 attuali, Litecoin è in questi giorni scambiato sopra i 300 dollari. Molti continuano a credere che sia un grande bluff, tanti altri (compreso il presidente della Consob Giuseppe Vegas, invoca una regolamentazione). Ma la domanda generale è la seguente: a cosa serve, concretamente, la moneta virtuale?

Le criptovalute sono valute digitali basati su un algoritmo matematico. Uno dei principali vantaggi è che l’utilizzo di tecniche criptografiche nell’algoritmo in questione rende molto difficile la contraffazione. Inoltre queste monete non vengono emesse da una banca centrale, quindi in teoria sono estranee all’influenza dei governi e delle autorità monetarie, anche per quanto concerne i cambi.

Il problema maggiore, di contro, è che le transazioni in criptovalute sono anonime, di conseguenza questi strumenti vengono spesso utilizzati per attività illecite quali il riciclaggio di denaro sporco, l’evasione fiscale, il commercio di sostanze stupefacenti. Il mercato del crimine è parecchio interessato alle criptovalute.

La prima, la più quotata e la più famosa è proprio Bitcoin, lanciata nel 2009 da Satoshi Nakamoto. Ora. Satoshi non s’è mai visto. In realtà non esiste, considerato che si tratta di uno pseudonimo. Potrebbe essere una persona, potrebbe essere un gruppo di persone. Resta il fatto che il volume mondiale delle transazioni in Bitcoin lievita in un modo che ha dell’incredibile e parallelamente si moltiplicano le valute alternative: oltre a quelle già citate, per esempio, ci sono Mastercoin, Namecoin, PPCoin.

Ma dove si acquistano, per quanto riguarda il Bel Paese, le criptovalute? Innanzi tutto tramite gli exchange autorizzati, su cui bisogna aprire un conto ricaricabile via bonifico bancario; fra i più affidabili figurano The Rock Trading e Bitstamp. Una volta comprate le banconote virtuali è consigliabile trasferirli su un wallet (un’app per smartphone o una chiavetta come Ledger Wallet): è anche il miglior modo per tutelarsi in caso di attacchi hacker.

In alternativa ci sono gli ATM, per certi versi simili agli sportelli bancomat. Si inseriscono i soldi nel distributore e questo invia le valute digitali al portafoglio altrettanto virtuale (il wallet) del cliente stesso. Bisogna però registrarsi con un documento di identità. È possibile usare qualsiasi app/wallet, a patto di avere con sé il QR code di riferimento.

Se si desidera acquistare solo poche monete, utile è il sito Bitboat, tramite cui si può pagare online (via Postepay o Jiffypay) o in contanti rivolgendosi poi a una ricevitoria convenzionata. Ottenute le proprie criptovalute, si comincia a fare trading. E’ una reale opportunità di investimento? Eh. Proprio qua sta il nocciolo della questione. E’ meglio non lasciarsi contagiare dell’euforia degli scambi: alcuni analisti continuano a ripetere che si tratta soltanto di un’enorme bolla speculativa.

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