Chi sono i NEET? Quanti sono in Italia?

Sono giovani che non studiano, restano ai margini della società, non hanno un lavoro e spesso nemmeno lo cercano. In Italia sono oltre 2 milioni

Sono giovani fra i 15 e i 29 anni che non studiano, rifiutano qualsiasi forma di educazione e di inserimento sociale, non hanno un lavoro e in molti casi neppure lo cercano. Sono i NEET (acronimo di Not in Education, Employment or Training), una parte dei Millennials, protagonisti di un fenomeno generazionale che desta crescente preoccupazione. Un recente sondaggio realizzato dall’Università Cattolica ha confermato i dati già diffusi dall’Istat: in Italia i NEET sono oltre due milioni. La Lombardia è al primo posto con oltre il 16 per cento di ragazzi che non partecipano a percorsi di istruzione e/o formazione e non stanno svolgendo alcuna attività lavorativa. Rispetto al 2016, i numeri sono notevolmente lievitati e l’attuale trend non lascia ben sperare.

La composizione dei NEET è molto eterogenea: troviamo sì il giovane che ha lasciato precocemente gli studi, lasciandosi inghiottire da una spirale di marginalità, passività e demotivazione; ma troviamo anche chi non è entrato nel mondo lavorativo per scelta, per dedicarsi a esperienze di altro tipo oppure per dedicarsi alla famiglia. Così come dei NEET fanno parte i neolaureati fortemente motivati e dotati di ottime potenzialità che però, e purtroppo, sono ancora in cerca di un impiego in linea con la propria preparazione e le proprie aspettative. Persone, insomma, che prima di accontentarsi di ciò che il mercato offre vogliono fare tutti i tentativi possibili. Ma nel frattempo vivono male, molto male.

Non si può e non si deve puntare a priori il dito contro questi ragazzi, accusandoli di non reagire, di non darsi da fare, non rimboccarsi le maniche. Perché se qualcuno di loro in effetti resta immobile, tanti altri devono fare i conti con una concreta impotenza.

L’elevato numero di Neet – spiega il professor Alessandro Rosina, coordinatore dell’indagine Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo – deriva in larga parte dalle inefficienze nella transizione scuola-lavoro. In particolare, in Italia molti giovani all’uscita dal sistema formativo si trovano carenti di adeguate competenze e sprovvisti di esperienze richieste dalle aziende“. Il quadro che emerge “è quello di una generazione non aiutata con adeguata formazione e strumenti di politiche attive efficienti a trovare il proprio posto nei processi di sviluppo solido e competitivo del Paese. Ne consegue un elevato rischio sia di lasciare ai margini i più vulnerabili, sia un alto grado di sottoutilizzo del capitale umano dei giovani ad alto potenziale“.

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