Tassa Airbnb 2017, “possibili ricadute negative sui consumatori finali”

L'Antitrust lancia l'allarme: la cedolare secca al 21% sulle locazioni brevi può alterare le dinamiche concorrenziali tra i diversi operatori

L’Antitrust lo dice chiaro e tondo: la cosiddetta Tassa Airbnb, ovvero la cedolare secca al 21 per cento sulle locazioni brevi introdotta con la manovra bis (legge 96/2017), “appare potenzialmente idonea ad alterare le dinamiche concorrenziali tra i diversi operatori, con possibili ricadute negative sui consumatori finali dei servizi di locazione breve“. L’Authority della concorrenza e il mercato riconosce che lo scopo della norma coincide con il contrasto del fenomeno dell’evasione, ma sceglie di prendere posizione sul tema in una segnalazione ai presidenti di Camera e Senato, al Ministero dell’Economia e all’Agenzia delle Entrate.

Secondo l’Agcom, la tassa in questione (che lo scorso giugno ha portato nelle casse dello Stato 333 milioni di euro, stando ai dati del Tesoro) ha modalità di applicazione che possono incidere negativamente sulle dinamiche concorrenziali tra gli operatori perché contemplano l’obbligo per gli intermediari di raccogliere le tasse per conto dei proprietari delle case e di versarli al fisco. Per l’Antitrust si tratta di “obblighi non proporzionati” che danneggiano principalmente gli intermediari che fanno “maggiore ricorso ai sistemi di pagamento digitali“, come Airbnb, costretti quindi a fare da sostituto d’imposta. Airbnb, da parte sua, ha sempre contestato la norma e ha presentato ricorso al Tar, rifiutandosi per il momento di raccogliere la cedolare.

Finora non c’è stata alcuna sanzione per chi ha versato in ritardo la tassa relativa ai mesi di giugno e luglio, ma la questione è ancora aperta. L’Antitrust sostiene con forza che la norma rischia di “scoraggiare, di fatto, l’offerta di forme di pagamento digitale da parte di piattaforme che hanno semplificato e al contempo incentivato le transazioni online, contribuendo a una generale crescita del sistema economico“. Se la concorrenza tra i gestori dei portali telematici si altererà, a farne le spese saranno “coloro che adottano modelli di business fortemente caratterizzati dal ricorso a strumenti telematici di pagamento“. Cioè, nella maggior parte dei casi, i Millennials. Così come – sempre nella maggior parte dei casi – i Millennials sono i principali fruitori della piattaforma Airbnb.

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