Morgan Plays Bowie live al Quirinetta: cronaca di una serata particolare

Nell'ambito del Viteculture Festival, Morgan ha reso omaggio al Duca Bianco con un'esibizione originale e appassionante ma non priva di sbavature

Morgan Plays Bowie: questo il titolo dell’evento che si è tenuto sabato 25 novembre presso il Quirinetta, locale situato nel cuore di Roma – alle spalle della Fontana di Trevi – e da sempre palcoscenico di serate alternative della movida rock romana. L’esibizione di Marco Castoldi in arte Morgan, organizzata nell’ambito del Viteculture Festival, è stata davvero molto particolare. Ma andiamo con ordine.

La scomparsa di David Bowie, avvenuta nel gennaio scorso, ha lasciato un vuoto incolmabile nel mondo della musica: parliamo di un artista a tutto tondo, geniale, considerato tra i più influenti del XX secolo. Morgan, come tanti prima di lui, è stato profondamente influenzato dallo spirito di David Bowie e ha colto l’occasione per condividere questa sua esperienza con il pubblico che si è raccolto attorno a lui nel locale romano. Vogliamo raccontare il nostro “viaggio”.

All’ingresso della sala antistante, il palco l’occhio cade su una serie di quadri ed immagini appese alla parete e dedicate all’artista londinese. Il pubblico è numeroso (i biglietti sono andati esauriti due giorni prima) e la platea è estremamente eterogenea.

Morgan si presenta sul palco con un lieve ritardo ed un calice di vino bianco in mano. Capello bianco lungo e scompigliato, panciotto e camicia (forse un po’ troppo attillata) a fantasia floreale: questo il look scelto, un misto tra un rocker degli anni ’70 ed il buon Ludovico Van (per dirla alla Arancia Meccanica).

Inizia salutando il pubblico e spiegando che non avrebbe eseguito semplicemente delle cover di Bowie, bensì provato ad esprimere quanto di Bowie ci sia nella sua musica. Si instaura da subito un clima confidenziale, quasi intimo, in cui lo spettatore ha la sensazione di essere stato invitato a casa di Morgan e che lo stesso, accompagnato dall’amico presente sul palco, si metta a improvvisare canzoni ed arrangiamenti.

L’esibizione sembra trasformarsi in un flusso di coscienza alla Joyce, in cui si passa da Bowie ai Bluvertigo, dalla canzone d’autore italiana di Piero Ciampi (che però Morgan chiama Guido) a quella di Morgan stesso, che con un fischio accennato si riaggancia a John Lennon (anche se sbaglia e lo confonde con David Byrne) per poi passare ai Depeche Mode ed anche ai Pink Floyd. Di Bowie riarrangia molte canzoni senza distinzione tra le più famose ed altre invece più ricercate, passando da Fashion a Fame, da Life On Mars a Jump They Say a Heroes e così via.

La serata trascorre in maniera piacevole e dopo 2 ore di esibizione Morgan è ancora li, sul palco, pieno di energia ed entusiasmo a spaziare nelle radici delle ispirazioni di una carriera ormai ventennale. Il giudizio circa questa esibizione è combattuto. Oscilla cioè dall’ammaliamento derivante dall’enorme talento, dalla disinvoltura nel passare, con sapienza, dal basso alla chitarra, dal piano al microfono, accompagnato da ritmi e sonorità elettroniche e da un eclettismo musicale invidiabile, alla delusione relativa a una scaletta percepita quasi come improvvisata, a eccessi esecutivi con errori non celati ed esagerazioni psichedeliche un po’ difficili da comprendere per un pubblico così difforme e disparato.

La sensazione un po’ amara a fine serata è che un talento incredibile, forse anche a livello mondiale, si butti un po’ via trascinato da un estro eccessivo e forse anche da altri tipi di eccessi. Ma questa dopo tutto è l’arte: genio e sregolatezza.

Foto by Facebook

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here