Millennials italiani: identikit

Li hanno definiti choosy e bamboccioni, ma in realtà i Millennials italiani hanno qualità da vendere. Anche se devono fare i conti con una serie di ostacoli.

Era il 2007, quindi sono trascorsi dieci anni. Però quell’infelice uscita di Tommaso Padoa-Schioppa è ancora nella memoria di molti. E continua a dividere gli animi. Il noto economista ed ex ministro delle Finanze nell’ultimo Governo Prodotti lasciò tutti a bocca aperta durante un’audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato: “Mandiamo i bamboccioni fuori di casa – disse – Incentiviamo a uscire di casa i giovani che restano con i genitori, non si sposano e non diventano autonomi. E’un’idea importante“. Bamboccioni. Così, dunque, il buon Tommaso – passato a miglior vita nel dicembre 2010 – ha etichettato i Millennials italiani. Che, naturalmente, non hanno per nulla gradito. Poi è arrivata Elsa Fornero, ministro del Lavoro del governo Monti, e li ha definiti “choosy”, cioè schizzinosi. Insomma, su di loro se ne dicono di tutti i colori.

Li accusano di essere mammoni, di restare per troppo tempo nella casa dei genitori, di non aspirare realmente all’indipendenza economica e non solo. Li mettono sul banco degli imputati perché entrano tardi nel mondo del lavoro, si fanno aiutare economicamente dalla famiglia di origine e aspettano il più possibile prima di costruirne una loro. Chissà perché, troppe volte le condanne superano le assoluzioni. Chissà perché in pochi, fra gli “adulti” e nel mondo politico, mostrano una reale comprensione verso questa fetta di popolazione la cui età è compresa fra i 18 e i 36 anni. Il lavoro lo trovano tardi perché è un’impresa titanica trovarlo, da mamma e papà restano per questo motivo o perché sono sottopagati e vai a pagarlo un affitto con uno stipendio di 1000 euro al mese o meno; e come pensare di avere figli in una situazione simile?

I Millennials italiani si sentono soli e incompresi. Lanciano grida di allarme soprattutto tramite l’astensione elettorale e il tentativo di fuggire all’estero; eppure per molti versi restano inascoltati. Non sono affatto bamboccioni, anzi. “Si tratta al contrario – è scritto nel Rapporto Coop 2016 – di capitale umano non adeguatamente valorizzato: qualora avvertissero la possibilità di instaurare un dialogo, i Millennials sarebbero pronti ad offrire il loro impegno a servizio della società, con il loro bagaglio di ‘smartness’, di competenze digitali e di capacità di adattamento“. Sono imbattibili con la tecnologia, sempre connessi, capaci di far squadra. E hanno numerose altre virtù. Così come hanno ben chiari i propri valori e la gerarchia dei bisogni.

Al primo posto, per i Millennials italiani, c’è la salute. Seguita a ruota dalla felicità, dal godimento del tempo libero, dalla libertà. Soltanto all’ultimo posto collocano le possibilità di arricchimento mediante l’avanzamento di carriera. “Centrale – si legge ancora nel Rapporto Coop 2016 – per gli under 35 è l’attenzione all’ambiente: un approccio più ‘green’ che orienta i comportamenti e gli stili di vita, dall’abitudine consolidata a differenziare i rifiuti (63% dei giovani), alla riduzione del consumo di confezioni in plastica a maggiore impatto inquinante (47%) sino all’impegno ad evitare agli sprechi di acqua e di energia elettrica nelle attività domestiche (46%)“.

Sono una generazione mobile, abituata a viaggiare spesso, che risente aperta a contaminazioni e confronti con altre culture. Avvertono una forte preoccupazione per la precarietà imperante e, nel passaggio dalla condizione di studente a quella di lavoratore, accettano anche ruoli e incarichi di livello nettamente inferiore rispetto alle qualifica professionale e al titolo di studio; moltissimi accettano stage non retribuito e si fanno un mazzo così. Altro che choosy, cara Elsa.

E’ vero, sono sempre connessi e di conseguenza trascorrono parecchio tempo su Facebook, su WhatsApp, a girovagare lungo le strade del web; però il loro rapporto “intimo” e intenso con la tecnologia li ha resi i moderni stakanovisti: moltissimi lavorano ben oltre l’orario formale e anche durante il weekend.

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